Il mio punto di vista

Sono da sempre convinto che la fotografia non sia, e non possa essere solo una mera riproduzione della realtà.

Chi conosce il mezzo fotografico e lo usa per documentare, sa bene che nella migliore delle ipotesi si può giungere ad un compromesso tra quello che si è visto e ciò che siamo riusciti a riportare sulla carta o su qualsiasi altro mezzo mediatico.

Chi è convinto che la macchina fotografica serva per riprendere la realtà e che magari si tratti di un procedimento semplice, semplicemente non sa di cosa sta parlando. Ogni fotografo interpreta, compie delle scelte sul modo di presentare un soggetto, prende delle posizioni, manipola la realtà e anche quando semplicemente documenta lo fa comunque dal suo personale punto di vista.

Io vado oltre.

Non è documentare ciò che faccio, con le mie fotografie non voglio raccontare nulla se non me stesso, la realtà per me si riduce ad un mezzo, ad un insieme di linee e di colori che non sono altro che la mia tavolozza ed i miei pennelli.

Il mondo che mi circonda consapevolmente manipolato, diventa il mezzo per comunicare il mio modo di vedere, di valutare e di essere, tramite un “linguaggio dei segni”, ordinato in sequenze di immagini legate tra loro da un filo conduttore, che spesso esula dal soggetto ripreso.

Questo è il mio linguaggio, il mio stile, questo alla fine sono io stesso.

La mia ricerca formale è evidente in tutti i lavori, i quali, pur nascendo da idee diverse, mostrano chiari segni di coerenza stilistica; siano essi paesaggi, nature morte o ambienti, sono sempre personalizzati, anche mediante l’uso di elaborazioni tecniche, quali l’utilizzo di luci particolari o di esposizioni multiple sullo stesso fotogramma, elaborazioni comunque ottenute con i metodi tradizionali della fotografia e funzionali all’immagine, mai fini a se stesse. Non utilizzo nei miei procedimenti creativi elaborazioni digitali né filtri sui miei obiettivi.

I motivi di questa scelta? Non ce ne sono, non ho nessuna presa di posizione in merito alla diatriba tra analogico e digitale, trovo inutile e pretestuosa ogni polemica o discussione sull’argomento, quello che conta per me è l’immagine finale, in ogni caso la fotografia è un’alterazione della realtà, nulla importa in che modo la si sia realizzata.

Il mondo reale non è fatto di pixel, non si può ritoccare con appositi software, ma non è neppure in bianco e nero, non è rettangolare come un 35mm ma neanche quadrato come un 6x6, va oltre i pollici di un monitor... la realtà è una cosa diversa, come diversa è la percezione che ogni persona ne ha.

Generalmente si parla poi del significato di un’immagine, ma anche in questo caso vorrei pormi su di un piano diverso: volendo tramite il mezzo fotografico raccontare me stesso, un lavoro per singole immagini non mi rappresenta, il significato sfugge, diventa come una singola voce in un coro, come una sola nota all’interno di un componimento musicale.

Questo modo di vivere la fotografia mi pone dei limiti, non sono un fotografo di professione, non potrei esserlo, se non cambiando il mio atteggiamento, è un problema di libertà, liberta di affrontare i temi che voglio e come voglio, senza altro impegno che non sia quello di presentare con onestà intellettuale, le mie opere alle mostre a cui prendo parte.

Questo sito vuole rappresentare un complemento esplicativo delle mostre passate, ed una anticipazione delle prossime, un raccoglitore esauriente della mia attività di fotografo ed anche, forse soprattutto, un modo per mettermi in discussione che vada oltre il periodo di una mostra e possa raggiungere un sempre maggior numero di persone.

Marco Bruni